Sviluppo professionale

La regolazione emotiva: una competenza professionale fondamentale per mantenere la lucidità di fronte alla complessità

24 ottobre 2025

In un mondo in continua evoluzione, saper gestire le proprie emozioni diventa una competenza fondamentale. Lontana dagli approcci di sviluppo personale, questa capacità rientra in una vera e propria intelligenza professionale: quella che permette di mantenere la rotta in contesti complessi, di prendere decisioni oculate e di rimanere saldi di fronte all’incertezza – proprio come sanno fare i dirigenti più esperti della nostra epoca.

Con il passare del tempo, ho potuto constatare – come molti di noi – quanto raramente la padronanza emotiva si acquisisca attraverso la teoria. Si costruisce nel corso degli anni, partecipando o guidando progetti complessi, trasformazioni o situazioni di crisi, quando la tensione e l’incertezza mettono alla prova sia i nostri punti di riferimento che la nostra calma. Questi processi di apprendimento si vivono spesso in contesti in cui prevalgono il rigore e la performance.

Questa constatazione si inserisce in un contesto più ampio, che va oltre il mondo della finanza. In tutti i settori, la pressione sui margini si sta accentuando, mentre la complessità normativa e le tensioni geoeconomiche stanno ridefinendo gli equilibri.

In questo contesto, in cui le pressioni esterne e le risorse interne si intrecciano, le emozioni influenzano inevitabilmente le organizzazioni. Si manifestano a ogni livello: durante un colloquio con un cliente, negli scambi tra colleghi, quando si è soli davanti allo schermo o durante una riunione di lavoro in cui si deve prendere una decisione delicata.

Di fronte a questa realtà, la capacità di gestire le proprie emozioni diventa una competenza fondamentale, al pari delle competenze tecniche, strategiche o analitiche. La psicologia contemporanea, in particolare gli studi di James Gross, professore alla Stanford University, dimostra che la regolazione emotiva si basa su meccanismi concreti e osservabili. Non consiste nel «controllarsi», ma nell’agire consapevolmente sul modo in cui un’emozione nasce, si trasforma e si esprime.

Secondo James Gross, è possibile intervenire in diverse fasi del processo emotivo: prima che un’emozione affiori, modificando la situazione o la percezione, oppure dopo che si è manifestata, adeguando il modo in cui si esprime.

Queste cinque leve riflettono una semplice realtà: chiunque può imparare a riprendere il controllo delle proprie emozioni, invece di limitarsi a osservarle passivamente. Esaminiamole più nel dettaglio.

Selezione della situazione

A volte, il modo migliore per gestire un’emozione consiste nell’evitare il contesto che la provoca. Rinviare una riunione quando gli animi sono accesi, rimandare una discussione delicata a un momento più propizio, concedersi qualche minuto di calma prima di una giornata intensa: tutto ciò rientra in una sorta di strategia emotiva. Non si tratta di fuggire: si tratta di creare le condizioni per uno scambio costruttivo.

Cambiamento della situazione

Quando non è possibile evitare una situazione, spesso è possibile modificarne alcuni aspetti. Chiedere a un collega esperto di partecipare a una discussione particolarmente tecnica con un cliente, chiarire l’ordine del giorno prima di una riunione complessa o proporre un formato di riunione più breve e mirato: piccoli gesti che modificano la dinamica emotiva di un gruppo.

Distribuzione dell'attenzione

Ciò su cui scegliamo di concentrare la nostra attenzione influenza direttamente ciò che proviamo. Di fronte a un collega, un cliente o un fornitore in uno stato di tensione, concentrarsi sulla natura della sua richiesta piuttosto che sul suo tono permette di preservare la qualità del dialogo. Durante una crisi, ad esempio, focalizzare l’attenzione sui fatti piuttosto che sull’ansia derivante dalle molteplici varianti che potrebbero emergere aiuta a mantenere la distanza necessaria. Scomporre il problema in parti più piccole, ricorrere a metodi collaudati di gestione delle crisi o tornare ai propri strumenti e metodi consente spesso di ritrovare la lucidità necessaria per prendere una decisione corretta.

Cambiamento cognitivo

Si tratta in questo caso di riformulare interiormente il significato, spesso automatico, che attribuiamo a un evento. Un commento percepito come una critica può essere considerato, con il senno di poi, come un segnale di fiducia o un invito a migliorare. Un’apparente tensione all’interno di un gruppo può tradursi in un bisogno di adeguamento, non necessariamente in un’opposizione. Cambiare il modo di interpretare una situazione modifica immediatamente la carica emotiva che la accompagna.

Modulazione della risposta

Infine, quando l’emozione si è già manifestata, resta il modo di reagire. Fare un respiro profondo prima di parlare, rallentare il ritmo di una riunione, riprendere coscienza della propria postura, rimandare la risposta a un messaggio percepito come aggressivo: questi micro-gesti hanno un potente effetto regolatore. Restituiscono il controllo sul tono, e quindi sul contenuto. Nel corso degli anni, ho avuto modo di osservare diversi manager di alto livello alle prese con situazioni di forte stress: non li ho mai visti perdere la calma. La loro padronanza derivava dall’esperienza e, sicuramente, da un allenamento regolare a queste tecniche di regolazione.

La regolazione emotiva non è innata: si sviluppa, come qualsiasi altra competenza. Influisce direttamente sulla qualità delle decisioni, sulla coesione dei team, sul rapporto con i clienti e sulla capacità di un’organizzazione di affrontare la complessità.

Un professionista emotivamente lucido non è una persona fredda, ma qualcuno che rimane lucido dal punto di vista intellettuale anche quando tutto intorno a lui è in subbuglio. Questa capacità varia tuttavia da persona a persona. Non tutti reagiamo allo stesso modo di fronte alla pressione: alcuni si sentono stimolati dall’urgenza, altri si sentono destabilizzati dall’imprevisto. Ciò dipende tanto dalla personalità quanto dal percorso di vita, dal modo in cui ciascuno ha potuto, nel corso del tempo, sviluppare i propri strumenti di regolazione. Anche l’ambiente gioca un ruolo determinante. È sempre un’interazione tra l’individuo e il contesto in cui opera, tra le sue risorse personali e la realtà sul campo, che può essere favorevole o sfavorevole.

All’ISFB, questo approccio è parte integrante dei nostri corsi di formazione in management e gestione delle crisi, in cui esploriamo proprio queste dimensioni correlate — come comprendere se stessi, gli altri e le dinamiche di gruppo — per agire con maggiore lucidità e precisione. Ci avvaliamo in particolare di strumenti quali il WAVE o il PULSIONS nei nostri servizi di mentoring o di team building, la cui interpretazione è sempre accompagnata dai nostri relatori al fine di aiutare ciascuno a identificare le proprie leve di performance emotiva. Questi elementi sono integrati anche nelle nostre valutazioni bancarie, per collegare lo sviluppo individuale alla realtà operativa dei vari ruoli professionali.

Mathias Baitan

Direttore generale dell'ISFB

«Mantenere la lucidità quando tutto è in subbuglio: la regolazione emotiva è una forza tranquilla, al servizio delle decisioni giuste.»

DA RICORDARE

Controllare le proprie emozioni significa:

  • riconoscere le situazioni che provocano tensione;
  • scegliere il momento giusto per agire o astenersi;
  • valutare la rilevanza della situazione prima di reagire;
  • mantenere la chiarezza del ragionamento, del nesso e della decisione.

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16 gennaio 2026, ore 16:46:00 +01:00