Intervista al CEO

Dirigere una banca significa voler costruire qualcosa che duri nel tempo. Intervista a Kim-Andrée Potvin, amministratore delegato della banca Bonhôte

22 gennaio 2026

Dall’audit interno alla Direzione generale, Kim-Andrée Potvin ha costruito un percorso profondamente radicato nella comprensione dei meccanismi bancari. Diventata CEO della Banque Bonhôte all’inizio del 2025, in questa intervista condivide il suo percorso, la sua visione del ruolo di dirigente e la sua interpretazione delle competenze chiave nel settore bancario. Uno scambio diretto e senza pretese, incentrato sulla motivazione, sull’apprendimento continuo e sull’intelligenza collettiva, elementi fondamentali nella professione di dirigente.

Intervista a cura di Mathias Baitan, 13 gennaio 2026 (Neuchâtel)

Ha assunto la carica di CEO della Banca Bonhôte all’inizio del 2025, dopo aver ricoperto in precedenza il ruolo di COO. Come si è sviluppata la sua carriera?

Ho iniziato la mia carriera nell’audit interno bancario, che, col senno di poi, considero una delle formazioni più complete. Si affrontano tutte le attività di un istituto — fiscalità, conformità, aspetti legali, risorse umane, commerciale, operazioni — e si capisce davvero come funziona una banca. È un’esperienza che forma molto.

In BNP Paribas ho maturato esperienza in contesti internazionali molto impegnativi. A 30 anni ero responsabile dell’audit per la regione BeNeLux, poi sono stata nominata COO due anni dopo, in occasione dell’acquisizione di Fortis in Lussemburgo. Quella fase di fusione è stata intensa: team, sistemi e culture da unire. È lì che ho imparato a gestire, spesso sul campo, e a circondarmi di profili diversi dal mio.

Essere COO significa padroneggiare i processi e migliorarli continuamente. Le operazioni sono un po’ come l’organizzazione delle Olimpiadi: quando tutte le gare si svolgono senza intoppi, nessuno ne parla; ma al minimo intoppo, tutto diventa evidente. Questa funzione mi ha anche permesso di sviluppare uno spirito molto imprenditoriale. Quando si è presentata l’opportunità di diventare CEO, mi è sembrato quindi naturale: non per ricerca di prestigio, ma per il desiderio di assumermi una responsabilità più ampia e di costruire qualcosa nel lungo periodo.

In che modo il passaggio da COO a CEO modifica la visione dell'organizzazione?

Quando si ricopre il ruolo di COO, l’attenzione è rivolta soprattutto all’interno dell’azienda: far funzionare il sistema, garantire la qualità dei processi, sostenere i team. Il cliente è spesso interno.

In qualità di CEO, l’attenzione si sposta verso l’esterno: clienti, partner, imprenditori, ecosistema. Aver ricoperto il ruolo di COO rimane tuttavia un vero punto di forza, poiché si conoscono i meccanismi dell’organizzazione e le ripercussioni concrete delle decisioni. A volte si contrappongono questi percorsi, ritenendo che un COO diventato CEO sia più orientato ai costi, mentre un profilo commerciale sia piuttosto incentrato sul cliente. Trovo questa interpretazione riduttiva. Ciò che conta non è da dove si proviene, ma la voglia di ricoprire la funzione e di impegnarsi pienamente in essa.

Cosa l’ha spinta a entrare a far parte di Bonhôte e poi ad assumerne la direzione?

Bonhôte è una banca a misura d’uomo, con team distribuiti tra Neuchâtel, Soletta, Losanna, Bienne, Zurigo e Ginevra. Qui ho trovato un ambiente in cui i valori contano davvero: la passione, l’entusiasmo, l’autenticità nei rapporti. Si percepisce immediatamente.

Anche lo spirito imprenditoriale e i processi decisionali snelli sono stati determinanti. Il passaggio al ruolo di CEO è avvenuto in modo naturale, al momento giusto, in un clima di fiducia.

Come descriverebbe il suo stile di gestione oggi?

È sempre difficile descrivere il proprio stile; spesso sono gli altri a farlo meglio. Direi comunque che si basa su due aspetti che possono sembrare paradossali, ma che in realtà sono complementari. Da un lato, sono molto organizzata e rigorosa. Attribuisco grande importanza al fatto che le cose siano fatte bene, fino in fondo. Dall’altro, sono molto aperta e profondamente convinta dell’importanza dell’intelligenza collettiva.

Ho tantissime idee, alcune ottime e altre meno (ride), e mi piace metterle alla prova con i miei team. La co-creazione è fondamentale per me. L’approccio top-down non fa per me. Mi rifaccio spesso al principio di sussidiarietà: il cliente al primo posto, l’organizzazione al centro e l’amministratore delegato a supporto.

Sono anche una persona molto spontanea. Non recito alcuna parte. Quello che penso si legge spesso sul mio volto. Sono la stessa persona con i miei collaboratori, con il mio consiglio di amministrazione o nella mia vita privata. Qui ci diamo del “tu”, ci chiamiamo per nome. L’entusiasmo è fondamentale: suscitare interesse, coinvolgere, creare una dinamica positiva.

Come prendete le vostre decisioni in un ambiente così regolamentato come quello bancario?

Il mio processo decisionale è molto istintivo. Nelle rare occasioni in cui non ho seguito il mio intuito, le cose non sono andate bene. Naturalmente, nel settore bancario tutto è estremamente documentato, analizzato e standardizzato. Disponiamo di molte informazioni quantitative che utilizziamo per una rigorosa gestione dei rischi.

Ma spesso sono proprio gli elementi meno misurabili a fare la differenza: la percezione di un cliente, la qualità di un rapporto, il contesto umano. In Québec si parla di “buon senso”. Questa capacità di valutare le cose nella giusta prospettiva e di andare all’essenziale rimane, a mio avviso, una competenza fondamentale per un dirigente.

Quali sono, secondo voi, le principali sfide in materia di competenze nel settore bancario oggi?

Non credo che il settore bancario soffra di una mancanza di formazione, anzi, è proprio il contrario. Gli elevati requisiti in materia di formazione continua sono ben radicati nel nostro settore. Le certificazioni di formazione continua consentono agli specialisti di crescere professionalmente per tutta la durata della loro carriera, fino al pensionamento, il che è molto motivante.

A mio avviso, la sfida principale risiede piuttosto nell’attrattiva del settore. Oggi i giovani possono essere maggiormente attratti dalla tecnologia o da settori percepiti come più «glamour». Il settore bancario soffre talvolta di un’immagine che non riflette la ricchezza e la diversità delle sue professioni. Per ovviare a questo problema, occorre mostrare esempi concreti, raccontare percorsi professionali, come fate voi con questa serie di interviste dedicate al settore nella Svizzera romanda. Spesso il disinteresse deriva semplicemente da una mancanza di informazioni. Quando si capisce cosa fanno realmente i professionisti del settore bancario, l’interesse rinasce.

Secondo voi, quale ruolo svolge la formazione permanente?

Sono cresciuta con la convinzione che tutto sia possibile se ci si impegna a fondo. I miei genitori me lo hanno sempre ripetuto. Anche il pattinaggio artistico mi ha insegnato che capita spesso di cadere, ma che bisogna rialzarsi. Questo vale anche nella vita professionale.

Credo fermamente che non si smetta mai di imparare. Continuare a formarsi, anche quando si è ormai affermati in un ruolo, è fondamentale. Questo ci mantiene curiosi, aperti e aggiornati. È anche un modo per rimanere umili.

Da giovane ho spesso accettato di occuparmi di argomenti che non padroneggiavo ancora appieno. Questo mi ha costretta a imparare in fretta e in modo approfondito. Ancora oggi preferisco lavorare con persone che continuano ad apprendere, indipendentemente dal loro livello di esperienza. L’apprendimento continuo è una competenza a sé stante.

Da giovane pensavo che contasse solo il traguardo. Col tempo ho capito che anche il percorso è altrettanto importante. È una consapevolezza che nasce dall’esperienza, come mi ripeteva spesso mio nonno: «Se la gioventù sapesse, e se la vecchiaia potesse».

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Kim-Andrée Potvin

Amministratore delegato
Banca Bonhôte

«Ciò che conta non è da dove veniamo, ma la voglia di svolgere appieno il proprio ruolo.»  

Biografia

  • Amministratore delegato della Banca Bonhôte da gennaio 2025
  • Esperienza iniziale nel settore dell’audit interno bancario, seguita da incarichi in diverse funzioni dirigenziali operative, in particolare presso BNP Paribas, in contesti internazionali particolarmente impegnativi
  • Formazione accademica: Laurea triennale – Università McGill; Laurea magistrale – Università di Sherbrooke
23 gennaio 2026, ore 15:06:01 +01:00