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Riscatto nel 3° pilastro vincolato: approfondimento
28 novembre 2024
Il Consiglio federale svizzero ha recentemente adottato una decisione innovativa in materia di previdenza individuale: consentire il riscatto nell’ambito del terzo pilastro vincolato (pilastro A). Albert Gallegos, direttore del programma del Certificato ISFB in Pianificazione patrimoniale e responsabile del dipartimento Wealth Solutions presso la BCGE, ci illustra le implicazioni di questa misura.
Questo strumento, ormai ben radicato nella cultura previdenziale svizzera, rappresenta un ulteriore passo avanti verso una maggiore flessibilità per i risparmiatori, rafforzando al contempo gli incentivi fiscali legati al risparmio previdenziale. Tuttavia, questa riforma solleva alcune questioni strategiche per gli investitori: si tratta di un’opportunità imperdibile o di una soluzione complementare da privilegiare a determinate condizioni?
Il quadro normativo del 3° pilastro A e le novità introdotte
Il 3° pilastro legato A è una soluzione di risparmio previdenziale volontaria che combina vantaggi fiscali e flessibilità. A differenza del 2° pilastro (la previdenza professionale), non è obbligatorio ma consente di integrare le prestazioni di vecchiaia e di ottimizzare il proprio carico fiscale. Attualmente, i contributi al pilastro A sono soggetti a un limite massimo annuale (7'258 CHF per i lavoratori dipendenti nel 2025).
La novità introdotta dal Consiglio federale consente ora di effettuare riscatti nel pilastro A, permettendo ai risparmiatori che in alcuni anni non hanno versato i contributi fino al massimale di colmare tali lacune. Questa misura, ispirata al sistema dei riscatti del secondo pilastro, offre così un nuovo margine di manovra per costituire un capitale pensionistico.
Ottimizzazione fiscale rafforzata
Il riscatto nel pilastro A consente una detrazione supplementare nella dichiarazione dei redditi. Tali importi riducono il reddito imponibile, offrendo risparmi significativi, in particolare nei cantoni in cui il carico fiscale è elevato.
Un riscatto può arrivare al massimo all’importo della cosiddetta «piccola quota», anche per gli assicurati privi di secondo pilastro. L’importo applicabile è quello definito per l’anno in cui viene effettuato il riscatto. Generalmente adeguato ogni due anni, ammonta a 7'258 franchi per il 2025 e il 2026.
Maggiore flessibilità per i risparmiatori
Per effettuare un riscatto nel terzo pilastro, la persona deve avere (o aver avuto) il diritto di versare contributi al pilastro 3a sia nell’anno del riscatto sia nell’anno per il quale desidera colmare una lacuna. Deve quindi percepire o aver percepito un reddito soggetto all’AVS nel corso di tali anni. Inoltre, nell’anno in cui intende effettuare il riscatto, deve versare il contributo massimo (7'258 franchi nel 2026) al pilastro 3a.
I riscatti sono possibili con effetto retroattivo per un massimo di dieci anni. Tuttavia, possono essere colmate solo le lacune contributive insorte dopo l’entrata in vigore del progetto (dal 1° gennaio 2025). I primi riscatti potranno quindi essere effettuati nel corso dell’anno fiscale 2026 per colmare i contributi mancanti del 2025. A differenza di un contributo fisso, il riscatto consente una gestione proattiva delle proprie finanze personali. Le persone con redditi variabili o che hanno iniziato a risparmiare in ritardo possono così recuperare il ritardo.
Inoltre, i fondi del pilastro A possono essere investiti, garantendo sicurezza a lungo termine e offrendo al contempo un rendimento superiore a quello dei conti di risparmio tradizionali.
Nonostante questi vantaggi, la strategia migliore rimane in genere il riscatto nella cassa pensioni (2° pilastro). Diversi motivi spiegano questa preferenza:
- Vantaggi fiscali immediati e maggiori: il riscatto nel 2° pilastro è spesso più vantaggioso poiché gli importi che possono essere riscattati non sono soggetti a limiti annuali. Inoltre, le prestazioni pensionistiche che ne derivano sono spesso più elevate.
- Tasso di conversione più vantaggioso: il capitale accumulato nel 2° pilastro viene convertito in rendite vitalizie con un tasso di conversione garantito, spesso superiore ai rendimenti dei prodotti legati al pilastro A.
Quale strategia adottare?
Per massimizzare i vantaggi, è opportuno dare priorità al riscatto nella cassa pensioni, iniziando col colmare eventuali lacune esistenti nel 2° pilastro. Il riscatto nel pilastro A può quindi rappresentare una strategia complementare, in particolare per le persone che hanno raggiunto il limite massimo di riscatto nel 2° pilastro o che intendono diversificare le proprie fonti di previdenza.
La possibilità di riscatto nel 3° pilastro A è una riforma positiva, che consente di ampliare le opportunità di risparmio previdenziale riducendo al contempo l’onere fiscale dei contribuenti. Tuttavia, per gli investitori è fondamentale comprendere che il 2° pilastro rimane il cardine di una strategia previdenziale ottimizzata. Combinando questi strumenti in modo ponderato, è possibile garantire la propria pensione ottimizzando al contempo le proprie finanze personali. Prima di prendere qualsiasi decisione, si raccomanda di consultare un consulente finanziario per definire una strategia adeguata alla propria situazione.
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